CONSENSO INFORMATO ORTODONTICO

Il consenso informato ortodontico: 4 consigli utili

L’ortodontista ha, nella maggior parte dei casi, pazienti minorenni.

Essi sono generalmente teen ager, quindi abbastanza grandi da capire tutto ciò che viene loro detto, ma non ancora in grado di essere i soli responsabili delle decisioni terapeutiche davanti alla legge.

Questa particolare condizione pone l’ortodontista davanti alla necessità di dover ricevere il consenso al trattamento dai genitori secondo la norma vigente, ma di assicurarsi che sia anche, e soprattutto, il paziente ad aver capito bene in che cosa consiste il trattamento e quale debba essere la collaborazione perché questo vada a buon fine.

Non è purtroppo sufficiente che tutte le informazioni vengano date ai soli genitori poiché, come abbiamo visto nei precedenti articoli, la compliance dei nostri giovani pazienti passa necessariamente dal loro coinvolgimento e dalla loro responsabilizzazione.

Qualche piccolo consiglio potrebbe esse utile per rendere la nostra comunicazione più efficace ed rendere davvero INFORMATI i nostri pazienti, cosicché il consenso non sia solo un plico di carte da leggere.

PREDISPORRE UN APPUNTAMENTO AD HOC

Una volta che il piano terapeutico è stato accettato, prima di intraprendere le normali sedute necessarie, potrebbe essere opportuno stabilire un appuntamento, anche breve, per illustrare gli step del trattamento ed i potenziali rischi.

FOTOGRAFIE

Un utile supporto, come ormai sappiamo, è quello fotografico. Mostriamo con delle fotografie i rischi di una scorretta igiene orale, di una scarsa collaborazione nel mantenimento dell’apparecchiatura e del mancato rispetto dei controlli di routine.

VIDEO MULTIMEDIALI

con piccoli presidi possiamo immediatamente fare capire il funzionamento dell’apparecchiatura ortodontica fissa e di eventuali presidi da utilizzare (come gli elastici di classe o quelli interarcata). Con l’aiuto del video sarà più facile spiegare i rischi e le problematiche di queste procedure.

DOMANDE MIRATE

Non accontentiamoci di aver parlato e spiegato. Accertiamoci che i giovani pazienti, e così anche i genitori presenti insieme a loro, siano a conoscenza dei rischi potenziali del trattamento e della necessità della massima collaborazione. Poniamo delle domande sulle particolari condizioni che abbiamo spiegato e valutiamo se la nostra comunicazione è stata efficace.

Spesso l’argomento del consenso informato è vissuto come uno step “da fare perché necessario”, tuttavia esso, se gestito nella maniera più corretta, può rappresentare anche un mezzo con cui migliorare il nostro rapporto con il paziente ed i suoi genitori.

Mostrarsi precisi ma non pedanti e soprattutto efficaci sarà un’arma vincente per la buona riuscita di un trattamento che richiede motivazione, collaborazione ed attenzione per un lungo periodo di tempo ad un’età forse un po’ critica.

Inoltre, una volta preparato questo materiale, possiamo servircene anche per accluderlo al consenso informato vero e proprio sottoposto secondo la norma di legge. Addirittura potremmo pensare di creare una cartella per ciascun paziente con questi presidi e condividerla con lui ed i suoi genitori.

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