introdurre parodontologia

Come introdurre la parodontologia in un ambulatorio dove non viene praticata?

La parodontologia è indubbiamente una delle discipline fondanti della professione odontoiatrica, la Sidp, Società italiana di parodontologia e implantologia, è una delle società scientifiche più importanti  a livello nazionale ed europeo. Il nostro paese vanta alcuni tra i parodontologi più talentuosi sia dal punto di vista clinico che da quello della ricerca scientifica .Tuttavia è quasi impossibile trovare ambulatori dove questa disciplina così importante sia praticata in maniera sistematica e ancora più raro è trovare un odontoiatra che voglia introdurla nel proprio ambulatorio o che voglia avvalersi della consulenza di un parodontologo, fenomeno a mio modo di veder inspiegabile nel 2017.

I motivi di questa scelta sono a mio parere molti:

  1. Gli odontoiatri non hanno un’idea precisa di cosa sia la parodontologia; qualcuno pensa che consista in una “detartrasi” ogni 3 mesi, qualcuno che si tratti di coprire le recessioni, qualcun altro ancora ritiene che oggi, con l’avvento degli impianti non serva più praticare la parodontologia.
  2. E’ ritenuta una disciplina poco redditizia
  3. E’ radicata l’idea che la parodontologia possa essere praticata solo da chi ha “i pazienti bravi che puliscono” e che quindi “solo in Svezia o nelle grandi città esistono i pazienti che si lavano bene i denti”, come ad indicare che la parodontologia la possa fare solo un odontoiatra fortunato con una pazientela altamente selezionata, come a intendere che i loro pazienti non siano geneticamente predeterminati a lavarsi i denti.

Come fare quindi a inserire la parodontologia in un ambulatorio, che sia quello di famiglia o quello in cui si è consulenti esterni?

Rispondiamo ai 3 punti elencati sopra.

1 – Sia che lo studio sia vostro che siate dei consulenti è necessario conoscere approfonditamente la materia. Sapere essere convincenti con un possibile datore di lavoro sarà di grande aiuto anche nella comunicazione coi pazienti. Sarà necessario essere in grado quindi, al momento del colloquio, spiegare che parodontologia significa:

  • Effettuare una diagnosi tramite compilazione di una cartella parodontale
  • Comunicare efficacemente al paziente la diagnosi, fargli capire che soffre di una malattia che andrà curata seguendo dei protocolli ben codificati
  • Stilare un piano di trattamento parodontale non chirurgico e chirurgico integrandolo con le altre discipline

Questo ci aiuta a ricollegarci al punto 2.

2 – La parodontologia è redditizia. Le vostre competenze hanno un costo che il paziente corrisponderà, se saremo riusciti a fargli capire il problema di cui soffre. Pensiamoci: i pazienti pagano le terapie conservative, le estrazioni, le terapie endodontiche, le protesi e via dicendo. Perché mai non dovrebbero accettare di pagare le terapie parodontali?

Nella mia personale esperienza di consulente in parodontologia ho notato una relazione lineare tra comprensione del problema e accettazione dei piani di trattamento parodontali. Il mio tasso di accettazione si aggira intorno al 95%. (Diagnosi di parodontite/presentazione piano cura).

I pazienti capiscono quello viene loro spiegato, la chiave per inserire la parodontologia in studio è dedicare loro il vostro tempo: la visita parodontale deve durare almeno 45 minuti, dovete avere tempo di spiegare le cose al paziente. Le sedute di terapia non chirurgica devono prevedere 60 minuti (anestesia, motivazione all’igiene, spiegazione dei dispositivi da utilizzare e infine periodontal debridement).

Tutto questo ovviamente ha un costo, ed è immediato per chiunque rendersi conto che stiamo parlando di introiti che in studio non ci sono mai stati, non praticando la parodontologia. Aggiungendo poi anche la chirurgia parodontale e la terapia di mantenimento, è evidente come dal punto di vista economico si delinei una nuova fonte di entrate non indifferente per l’ambulatorio. Consideriamo, infatti, che le forme moderate e severe di parodontite colpiscono quasi l’80% della popolazione (Prevalence of periodontitis in an adult population from an urban area in North Italy: findings from a cross-setional population-based epidemiological survey, Journal of clinical periodontology, Aimetti et al. 2015).

Io stesso ho utilizzato queste argomentazioni negli ambulatori dove faccio consulenza e sono stati determinanti per ottenere la la fiducia sia da parte dei miei datori di lavoro che  da parte dei pazienti.

Ho incontrato anche tanti vicoli ciechi, ma non bisogna mai perdersi d’animo. Oggi noi giovani parodontologi o aspiranti tali (come il sottoscritto) abbiamo un’arma veramente potente a nostro favore: la perimplantite. I dentisti che posizionano impianti, quindi la stragrande maggioranza, si stanno accorgendo che i loro pazienti perdono gli impianti, in particolare, guarda caso, i pazienti affetti da parodontite non trattata. Anche questa è stata una motivazione forte che ha portato a introdurre la parodontologia negli studi dove lavoro e avrà sempre più ragione di esistere a fronte dei tanti impianti posizionati. Avere pazienti puliti, controllati e in regime di mantenimento non può che essere un’arma imprescindibile per il successo a lungo termine del trattamento implantare. Questo rappresenta un importante punto a favore di chi vuole praticare la parodontologia in studio.

E da qui arriviamo all’ultimo punto, il punto 3.

Non esistono i pazienti bravi e i pazienti non bravi. Fine del discorso. Tutti i pazienti capiscono quello che gli spieghiamo, ma se non spieghiamo a un paziente come fare a pulirsi correttamente i denti, non utilizziamo sostanze rilevatrici di placca, non proviamo su di lui i devices necessari non avremo mai il paziente igienicamente performante. E questo, come dicevo prima, richiede decisamente più tempo del classico “mi raccomando si lavi bene i denti” utilizzato dal 95% degli odontoiatri.

Ovviamente ci saranno pazienti più o meno performanti con lo scovolino ma tutti sono in grado comunque di mantenere un livello igienico medio alto, che siano in Svezia, a Milano o a Carpi in provincia di Modena dove lavoro io.

Riassumendo, per inserire la parodontologia in uno studio che non la pratica, vostro o di odontoiatra esterno è necessario:

  • Padroneggiare la materia, questo è fondamentale per essere convincenti con i vostri pazienti e verso i possibili datori di lavoro.
  • Essere pedissequi nel proprio lavoro: compilare la cartella, effettuare la terapia causale, rivalutare il paziente e così via (Progetto terapia Sidp)
  • Non avere dubbi a sottolineare il vantaggio economico che la parodontologia può rendere ad un ambulatorio: è una disciplina che rende ed è spesso un introito del tutto mancante in molti ambulatori
  • Spiegare a datori di lavoro e pazienti che curare la parodontite è un’arma importantissima per ridurre l’incidenza di perimplantite nello studio.

Vedi qui intervista al Dott. Roberto Rotundo sulla Parodontologia

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