Le traduzioni del blog di Kevin O’Brien: Le incisioni piezo accelerano di molto lo spostamento dentario: un nuovo RCT

Ecco un post di Kevin O’Brien tradotto per voi su MyBESTEP.

I ricercatori stanno effettuando molti studi riguardo possibili metodiche volte ad aumentare la velocità del movimento dentario. Questi nuovi studi dimostrano un effetto importante del trauma localizzato

Molte volte ho già scritto nel blog su come vengano condotte ricerche sulla velocizzazione dei trattamenti ortodontici. In generale, tale filone di ricerca ha evidenziato un effetto minimo o nullo dei vari interventi. Una delle tecniche più promettenti è rappresentata dalle incisioni piezo. Si tratta di piccoli tagli interprossimali praticati nell’osso alveolare. E’ classificata come tecnica minimamente invasiva.

Questo studio è stato condotto da un team di Damasco,  in Siria ed è stato pubblicato dall’EJO.

Efficacy of piezocision-based flapless corticotomy in the orthodontic correction of severely crowded lower anterior teeth: a randomized controlled trial

Omar Gibreal et al

European Journal of Orthodontics, 2018, 1–8 doi:10.1093/ejo/cjy042

Nell’introduzione gli autori hanno sottolineato che i ricercatori precedenti avevano indagato gli effetti delle incisioni piezo su casi non estrattivi. In questo studio, invece,  sono stati considerati i trattamenti estrattivi con la seguente domanda:

“ Qual è l’effetto delle incisioni piezo sulla velocità della risoluzione dell’affollamento anteriore mandibolare?”

Cosa hanno fatto?

Hanno condotto un RCT a gruppi paralleli a due bracci. Il PICO (PICR)  era:

Partecipanti: pazienti ortodontici adulti con affollamento mandibolare di grado elevato (indice di Little maggiore di 10) tale da richiedere le estrazioni di due premolari.

Intervento: terapia ortodontica fissa con incisioni piezo.

Controlli: terapia ortodontica fissa senza altro tipo di interventi.

Risultato: il risultato primario fu il tempo totale necessario per la risoluzione dell’affollamento inferiore, definita come il momento in cui l’indice di Little era minore di 1mm e risultava possibile inserire un arco SS 19*25.

Lo studio è stato unico, dal momento che i pazienti furono visitati ogni due settimane al fine di trarre il massimo vantaggio dalle incisioni piezo.

Fu effettuato il calcolo dell’ampiezza del campione. Gli autori hanno usato buste sigillate per effettuare la pre randomizzazione e l’oscuramento della attribuzione. Tutto ciò fu effettuato da un collega non coinvolto nella ricerca.

Né i pazienti, né gli operatori furono posti in cieco. Ad ogni modo, colui il quale ha valutato i risultati, non sapeva a quale tipo di trattamento i pazienti  erano stati sottoposti.

Gli autori non hanno effettuato l’ITT (intention to treat) e la loro analisi statistica è rimasta nell’ambito della statistica univariata. Avrei voluto vedere una regressione  che avesse considerato la quantità dell’affollamento pre trattamento. Ad ogni modo, i responsabili del giornale non volevano tale dato.

Cosa hanno trovato?

All’inizio del trattamento i due gruppi erano simili. Penso che i risultati di questo studio abbiano una certa importanza. Il principale è che le incisioni piezo consentirono l’allineamento in 53 gg (1.7 mesi), mentre le apparecchiature fisse tradizionali in 131 gg (4.3 mesi). Una riduzione del 59% del tempo di allineamento. Fu inoltre dimostrato che l’effetto maggiore delle incisioni piezo si aveva nell’ambito del primo mese.

Gli autori non hanno riportato gli intervalli di confidenza, così li ho calcolati io.

 

Time to alignment (days)SD95% CI
Piezocision53.312.547.5-59.47
Control131.4138.5113.1-149.7

 

È evidente come gli intervalli di confidenza siano piuttosto stretti, ciò significa che possiamo fare affidamento sui dati.

Cosa ne penso

Penso che questo sia stato un trial piccolo ma interessante. Per quanto riguarda la dimensione del campione e l’approccio metodologico, risulta simile ad altri studi. Gli autori hanno condotto bene il trial e non ho trovato errori importanti.

Ciò nonostante, sono rimasto sorpreso dall’aver trovato un effetto così grande. Inoltre mi chiedo se il tempo di trattamento per il gruppo controllo non fosse ridotto. Il motivo più ovvio è che gli autori hanno visitato i pazienti ogni due settimane. Avrei preferito vedere un ulteriore braccio dello studio nel quale gli appuntamenti venivano dati ad intervalli regolari, tipo 4-6  settimane. Ciò avrebbe potuto darci maggiori informazioni sull’impegno aggiunto alla cura, usando l’approccio piezo con appuntamenti ogni due settimane.

Penso che un ulteriore problema, piuttosto importante, sia che gli autori non hanno riportato alcun danno iatrogeno come, ad esempio, perdita di vitalità e riassorbimenti radicolari. Questi potrebbero anche essere peggiorati dagli appuntamenti ravvicinati, ma questa è solo una supposizione clinica

Dobbiamo anche ricordare che l’unica conclusione che può essere tratta da questo studio è che l’approccio piezo, con l’aggiunta di appuntamenti ogni due settimane, può ridurre il tempo necessario per l’allineamento. Non possiamo concludere che possa far ridurre la durata totale del trattamento. Questa è la domanda alla quale si dovrà dare risposta nelle ricerche future.

Per concludere, ritengo questo risultato davvero importante, sarebbe interessante vederlo replicato in altri studi. Ciò potrebbe realmente rappresentare un sviluppo stimolante.

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