Scanner Intraorale: suggerimenti per eseguire una corretta scansione

Lo scanner intraorale rileva una superficie e non una consistenza. Lo scanner intraorale funziona come una telecamera e acquisisce, sovrapponendoli, diverse fotografie che condividono una con l’altra i margini periferici. Solo così lo scanner può ricostruire una superficie tridimensionale. Viceversa se le fotografie non condividono i margini periferici lo scanner non può procedere nel processo di acquisizione perché quella determinata fotografia non è ricollegabile alla superficie.

Pertanto qualunque superficie possa avere un minimo movimento durante il processo di scansione non verrà acquisita.
Per tale ragione vengono rilevate tutte le superfici rigide: pertanto protesi, denti, e fibromucosa aderente vengono rilevate.
È molto importante sottolineare il fatto che la fibromucosa aderente propriamente detta è quella che ha fibre collagene saldamente ancorata al periostio e quindi è inamovibile; qualunque strumento di divaricazione atto a consentire l’introduzione del puntale dello scanner non comporta nessuna dislocazione di questo tessuto. Ecco perché il palato rigido e la gengiva aderente devono sempre essere scansionati.

Per quanto riguarda la tecnica di scansione non vi è a tutt’oggi una tecnica universale e scientificamente accreditata, circa la sequenza operativa più corretta per avere una scansione ottimale.
Tuttavia esiste una procedura, come detto, non ancora completamente verificata, che viene suggerita in generale per molti tipi di scanner.

Nel caso della scansione di un’intera arcata, si suggerisce di iniziare distalmente all’ultimo dente di arcata, destro o sinistro, e si inizia con una prima scansione di massima. Si esegue una scansione fluida e continua delle superfici occlusali e linguali dei denti, facendo attenzione nella zona anteriore degli incisivi, dove per le dimensioni ridotte di tale area bisogna prevedere anche la scansione di una porzione della superficie vestibolare.

Quando si raggiunge l’ultimo dente controlaterale con questa modalità; si torna indietro sulle superfici vestibolari, mantenendo sempre comunque un riferimento occlusale, in modo che la scansione si sovrapponga a quella precedentemente acquisita. Si ritorna quindi da dove si era iniziata la scansione a chiudere il workflow dei dati raccolti in continuo.

A questo punto si può passare ad una maggior definizione delle aree dove ad esempio rimangono dei vuoti di scansione (buchi) in modo da aumentare la qualità e la definizione appunto della scansione.

La rilevazione digitale del rapporto occlusale di MI o di OC avviene dopo avere eseguito la scansione delle due arcate. Anche se si fossero acquisiti degli artefatti occlusali, la rilevazione del rapporto occlusale avviene tramite la scansione delle superfici vestibolari accoppiate quindi senza nessuna influenza di quanto già acquisito occlusalmente. Eventuali artefatti occlusali verranno automaticamente ignorati dal software che provvederà ad accoppiare le arcate esattamente come presente in bocca.

Quando bisogna rilevare un rapporto occlusale che presuppone l’interposizione di un materiale da registrazione tra le due arcate la tecnica non cambia; il materiale di registrazione occlusale deve avere la superficie vestibolare scabrosa in modo che lo scanner rilevi le geometrie che permettono al software di collegare i diversi frame. A scansione ultimata, come il software rimuove gli artefatti occlusali e presenta le arcate in contatto, così cancellerà il materiale di registrazione occlusale presentando le arcate separate dal vuoto ma orientate correttamente nello spazio.
Il tutto senza contatto rendendo quindi più semplici le manovre di stabilizzazione occlusale.
Ecco perché è possibile rilevare anche arcate parziali separatamente.

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